← Chan Chan, la grande capitale in adobe dei Chimú, vicino a Trujillo, sulla costa settentrionale del Perù Guida a Chan Chan

LA COSTA NORD PIÙ AMPIA

Oltre Chan Chan: I templi Moche e Huanchaco

Chan Chan sorge in una valle plasmata da altri due capitoli della costa peruviana: i Moche, giunti secoli prima, e un villaggio di barche di canna che ancora oggi pesca in quel mare.

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I Moche, secoli prima dei Chimú

Molto prima che i Chimú costruissero Chan Chan, la cultura Moche occupava gran parte dello stesso tratto di costa, fiorendo all'incirca tra il 100 e il 700 d.C. — diversi secoli prima che Chan Chan stessa fosse fondata intorno all'850 d.C. Le loro due grandi piramidi, Huaca del Sol e Huaca de la Luna, si ergono a breve distanza a sud di Trujillo, nella stessa Valle di Moche, e il rapporto tra le due civiltà è generalmente inteso dagli archeologi come più vicino a quello di antenato e discendente che a quello di rivali sovrapposti in competizione per lo stesso territorio e lo stesso periodo di tempo.

Il tempio dipinto della luna

Huaca de la Luna è la meglio conservata delle due piramidi Moche, con la sua facciata a gradoni ricoperta di rilievi policromi che non hanno eguali a Chan Chan — lì i fregi Chimú sono in terra non dipinta, mentre i Moche lavoravano con pigmenti vivaci in rosso, bianco, nero e giallo. La figura dominante che si ripete è Ai Apaec, una divinità zannuta nota generalmente come il dio decapitatore, raffigurata con un coltello cerimoniale e teste mozzate in immagini strettamente legate al sacrificio umano rituale, una pratica ampiamente considerata centrale nella vita religiosa e cerimoniale dei Moche.

Dei diversi, una sola costa

Se i Chimú costruirono un'intera cosmologia attorno alla luna e al mare, esprimendola in fregi ripetuti di stucco stampato, i Moche incentrarono la loro su Ai Apaec e sul sacrificio rituale, traducendola invece in vivaci murales narrativi dipinti. Visitare entrambi i siti nello stesso viaggio rende il contrasto concreto, non solo teorico: due culture costiere, separate da diversi secoli e operanti nella stessa identica valle con gli stessi materiali in adobe, che leggono lo stesso deserto e lo stesso oceano in due linguaggi visivi e religiosi sorprendentemente diversi.

Le barche di canna di Huanchaco

A pochi chilometri da Chan Chan, il villaggio di pescatori di Huanchaco mantiene viva una tradizione marinara più antica sia dei Moche che dei Chimú: il caballito de totora, una piccola imbarcazione di canne che i pescatori locali utilizzano per lavorare questo tratto di Pacifico da circa 3.000 anni. Intrecciate con la totora raccolta nelle zone umide vicino alla costa, queste barche vengono ancora spinte a remi tra le onde quasi ogni mattina, proprio come si è sempre fatto, e al termine della giornata si rientra in piedi cavalcando le onde che si infrangono.

Un filo vivo che riporta a Chan Chan

Nel 2003, l'Istituto Nazionale della Cultura del Perù ha riconosciuto ufficialmente il caballito de totora come parte del patrimonio culturale del paese, un riconoscimento di una pratica che lega gli odierni pescatori di Huanchaco allo stesso oceano che i Chimú incisero sulle mura del palazzo di Chan Chan mille anni prima. Assistere al varo di uno di questi natanti attraverso la risacca all'alba è, in piccolo, vedere i fregi di pesci e onde di Nik An ancora vivi proprio su quell'acqua che erano destinati a rappresentare, in una continuità quasi ininterrotta durata mille anni di uso quotidiano.

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